Il telefono senza fili in banca

La disponibilità di informazioni certe e aggiornate è possibile grazie all’integrazione reale tra i sistemi informativi che garantisce univocità e omogeneità.

Parlare di integrazione di dati e sistemi informativi è sempre complesso, perciò oggi voglio partire dal concetto di telefono senza fili.

Sapete di cosa sto parlando: quel giochino che tutti abbiamo imparato da piccoli dove una frase viene sussurrata all’orecchio di una persona, e poi di un’altra e così via finché raggiunge l’ultimo interlocutore che la ripete puntualmente… distorta!

Ecco, questa è la stessa cosa che subisce un’informazione quando viaggia in sistemi informativi non integrati. 

Un sistema informativo è l’insieme di procedure, strumenti e risorse umane impegnate nel produrre e gestire informazioni. Le informazioni gestite nascono, si arricchiscono, vengono modificate e sostituite esternamente e internamente all’azienda. Lo stesso dato viene poi condiviso da più uffici per scopi differenti all’interno della stessa azienda.

La sfida è di assicurarsi un dato utile, aggiornato e certo, al contrario del telefono senza fili dove l’ultimo bambino riceve un’informazione sicuramente imprecisa. 

Fino a pochi anni fa ogni ufficio sembrava un’isola indipendente. Dati e documenti erano appannaggio di una sola area aziendale che al massimo procedeva a fare una fotocopia per altri dipartimenti che lavoravano le informazioni anch’essi in maniera autonoma, come appartenenti ad aziende diverse. Quindi database separati e dati disgregati. 

Secondo questo tipo di organizzazione, i sistemi informativi non sono integrati tra loro: ogni software governa dati che non trasferisce ad altri sistemi, la registrazione manuale in altri programmi è del tutto fuori dal controllo di chi li ha generati. 

Oggi fortunatamente il mercato è cambiato e molte realtà hanno compreso il valore di gestire informazioni scambiate e condivise trasversalmente tra i diversi uffici. Due vantaggi tra tutti sono:

  • l’univocità della base dati: ogni elemento viene registrato in modo univoco e centralizzato all’interno del database e reso immediatamente disponibile a tutti i reparti che lo utilizzano e ne hanno i permessi aziendali. Questo consente di registrare i dati una volta sola riducendo al minimo gli errori di imputazione, di non dover attivare procedure di trasferimento dati asincrono tra diversi sistemi e quindi di poter aggiornare i dati una volta sola, aggiornamento che scenderà a cascata su tutti gli altri sistemi/database
  • l’omogeneità delle informazioni: qualsiasi sia il soggetto in grado di ottenere l’informazione e il sistema che ne permette la lavorazione, questa avrà le stesse caratteristiche e le stesse peculiarità di quella inserita originariamente

Questi sono i punti che le banche nostre clienti ci sentono ripetere ultimamente, unitamente al concetto di risparmio che l’integrazione porta con sé.

In questo mercato in piena trasformazione, sia per esigenze normative che finanziarie, perché continuare a gestire processi obsoleti, lunghi e onerosi? Perché si è restii al cambiamento, perché l’investimento (visto in realtà come un costo) in tecnologia è l’ultima delle priorità e perché le risorse interne non si abitueranno mai ad un nuovo strumento (“sa quanti miei dipendenti hanno iniziato da poco a usare il PC?”): queste sono le obiezioni più frequenti.

Che queste affermazioni siano o meno condivisibili, rimane un dato di fatto, cioè che l’inserimento una tantum di un dato, che viene subito dato in pasto ai sistemi che devono processarlo, ha molti più vantaggi del suo inserimento moltiplicato n volte in programmi non comunicanti tra loro: se viene aggiornato in un software, cosa succede negli altri dove è stato replicato? Come si fa a creare il flusso operativo se ad un certo punto le operazioni vengono interrotte per estrarre uno statico file Excel che poi verrà importato – sicuramente modificato – in un altro sistema?

Per fare un esempio più semplice: senza un sistema integrato, dei documenti prodotti in filiale quanti arrivano in sede integralmente? Il collega o il corriere che si incarica di raccogliere le pile di carta tra fotocopie, documenti aggiornati a penna, allegati che non sono graffettati al documento primario, … non sono certo una garanzia di completezza e integrità dell’informazione. 

La soluzione in questo caso? Potrebbe essere un unico sistema documentale in grado di archiviare dati e documenti dipartimentali (per uffici e filiali) integrati ai sistemi operativi che li generano o a cui sono correlati.

Integrazione software in banca
L’integrazione di software bancari di Axioma

Se vuoi scoprire di più sull’integrazione clicca qui

In assenza di un sistema integrato, il controllo sul patrimonio informativo sfugge inevitabilmente di mano e se gli uffici dispongono di informazioni parziali e diverse tra loro, probabilmente svilupperanno strategie di business contrastanti. 

Senza farvi i soliti discorsi sui vantaggi in termini di tempo e di denaro dell’integrazione, vorrei che vi soffermaste a riflettere su una domanda: quante informazioni siete disposti a perdere?

 

Riforma BCC: a che punto siamo?

La Riforma del credito cooperativo italiano continua. Vediamo insieme cosa è stato fatto.

Un paio di settimane fa la Banca d’Italia ha aperto una consultazione pubblica su nuove disposizioni di vigilanza per le banche di credito cooperativo.

Si tratta di un altro tassello all’interno del quadro di cambiamento del credito cooperativo italiano che si sta riorganizzando per presentare, entro il 3 maggio 2018, le domande di costituzione dei gruppi bancari cooperativi.

La riforma del 2016 ha introdotto l’obbligo, per tutte le BCC, di aderire a un Gruppo Bancario Cooperativo che dovrà avere un numero minimo di soci superiori a 500 e partecipazione massima detenibile da ciascun socio pari a 100 mila euro. È stato disposto, inoltre, che la capogruppo controllerà le BCC attraverso un contratto di coesione, mentre le BCC controlleranno la capogruppo su base azionaria.

Fonte Banca d’Italia e Federcasse

Nel 2016 il credito cooperativo era costituito da circa 334 banche, 4.352 sportelli e 37 mila dipendenti. Oggi i numeri si sono già ridotti, ma il percorso è ancora lungo e probabilmente si concluderà non prima della fine del prossimo anno.

I 3 gruppi che si sono costituiti (Iccrea con circa 160 adesioni, Cassa Centrale Trentina con altre 100 e Cassa Centrale Alto Adige di cui non conosciamo i numeri esatti) si stanno muovendo nella scacchiera italiana dove le sovrapposizioni territoriali sono all’ordine del giorno: la ricerca di nuovi aderenti sta provocando infatti tensioni in molte regioni come la Lombardia, il Veneto e l’Emilia, dove nelle fusioni e incorporazioni non sempre vincono le logiche di efficienza e rafforzamento promosse dalla riforma.

Settimana scorsa la Banca d’Italia ha aperto una consultazione pubblica per ulteriori disposizioni in materia di vigilanza. Commenti e proposte potranno essere inoltrate entro il 10 novembre 2017.

Dal sito di Banca d’Italia si legge che “Con le nuove disposizioni viene introdotta la disciplina prudenziale delle azioni di finanziamento, strumento di capitale utilizzabile per ripatrimonializzare tempestivamente le BCC; sono rivisti i criteri che presiedono alla competenza territoriale, resi più flessibile anche per rimuovere possibili ostacoli alla razionalizzazione della rete territoriale dei costituendi gruppi bancari cooperativi; viene modificata la regola di operatività prevalente con i soci (che rileva anche per la mutualità delle BCC), per tenere conto della rilevanza che assumeranno, nei gruppi bancari cooperativi, le esposizioni infragruppo nell’ambito dei meccanismi di gestione della liquidità e di garanzia reciproca; vengono aggiornate e modificate le norme in materia di attività esercitabili e partecipazioni detenibili, ampliando le possibilità operative delle BCC in considerazione dell’accresciuta capacità di controllo dei rischi conseguibile grazie alle strutture di gruppo.”

Axioma sta accompagnando le BCC nella loro riorganizzazione attraverso le migrazioni, fusioni e implementazioni dei sistemi informativi che mai come ora rappresentano uno degli aspetti su cui puntare per rafforzare il controllo interno delle operazioni, della spesa e dei dati. 

Quello che ci auguriamo è che la riforma conduca a un sistema più forte, efficiente e competitivo nel contesto italiano, e non solo.

Più attacchi, ma meno danni

Dopo la Pubblica Amministrazione, quello finanziario è il settore più attaccato dal crimine informatico.

La spiegazione risiede sicuramente nella mole di dati sensibili che custodiscono: poter accedere ai sistemi bancari consente ai criminali informatici di trarre profitto da miliardi di informazioni personali e dai dati delle carte di credito in un sol colpo.

L’Executive’s Guide dell’NTT Security Global Threat Intelligence Report 2017 ha evidenziato come, a livello globale, gli attacchi al settore finanziario hanno subito un significativo incremento, raggiungendo il 14% totale, mentre il Kaspersky Lab ha quantificato il valore degli attacchi: un cybercrime ai servizi di online banking, ad esempio, costa in media alla banca 1.754.000 dollari, il doppio del costo sostenuto per riprendersi da un incidente malware (in media 825.000 dollari).

Ma il costo da sostenere non è solo quello tangibile, ma è anche quello legato alla reputazione: se una banca viene attaccata, è difficile che i suoi clienti siano ancora disposti a lasciare lì il proprio denaro.

La perdita di reputazione è la conseguenza di un incidente informatico più temuta da quasi 1 istituto su 5 (17%). Per questo motivo, Kaspersky Lab invita le aziende del settore a essere più consapevoli dei pericoli che affrontano, di proteggere i loro servizi, i clienti e il loro brand.

Tuttavia, se gli attacchi sono aumentati, nel 2016 sono diminuite le imprese che hanno subito danni economici a seguito di virus, malware, attacchi all’online banking, …

Le banche quindi stanno reagendo attraverso la prevenzione di possibili crimini ai danni dei propri sistemi. Sono questi i principali risultati del Rapporto del Consorzio ABI Lab sulla sicurezza online.

Un’indagine del Consorzio ABI Lab conferma l’attenzione delle banche per la sicurezza informatica anche sul fronte degli investimenti: il 32,2% delle banche intervistate ha dichiarato, infatti, un aumento superiore al 5% degli investimenti in misure di sicurezza digitale rivolte al cliente e circa il 36% delle banche in progetti e interventi interni alla banca.

Grazie ai presidi informatici delle banche solo 1 su 50.000 clienti ha subito un danno economico nel 2016.

Come hanno fatto questi istituti a far prevenzione? Per ridurre al minimo gli effetti negativi di una gestione non oculata delle informazioni è necessario proteggere l’infrastruttura e le postazioni di lavoro, in cui passano la maggior parte delle informazioni, attraverso misure preventive come le copie sistematiche dei dati.

Axioma attraverso la partnership con Kaspersky, tra i leader mondiali in materia di sicurezza, offre un’ampia gamma di servizi e tecnologie in grado di offrire un livello altissimo di sicurezza, con protezione anti-malware, sicurezza mobile, gestione dei sistemi e crittografia dei dati, e soprattutto un ambiente sempre aggiornato con le ultime definizioni di minacce.

Inoltre, Axioma e Kaspersky forniscono un’ulteriore protezione per i servizi bancari online e mobile, comprese le app per il mobile banking, offrendo una salvaguardia completa dalle frodi finanziarie ai clienti e ai loro dispositivi, in modo che possano gestire il proprio conto facilmente e comodamente online, senza esporre se stessi o il provider a rischi.

Per saperne di più http://www.infrastrutturait.com/

Banche: la corsa alla riorganizzazione

Dall’esperienza e dall’attività quotidiana di Axioma, se dovessi indicare un settore di mercato più indietro rispetto ad altri in ambito ICT, indicherei sicuramente quello bancario.

I tempi cambiano, i clienti anche, ma questo settore a meno di imposizioni legislative, è rimasto ingessato per molto tempo.

Ed è per questo che oggi è quello che si ritrova in piena corsa riorganizzativa.

Anche qui Banca d’Italia ha giocato un ruolo abbastanza decisivo, ma c’è da evidenziare come gli istituti bancari stessi si siano resi conto che un cambiamento sia inevitabile.

Il cliente è sempre più esigente, richiede prodotti e servizi personalizzati, oltre a volerli acquistare – o almeno conoscerli – attraverso altri canali rispetto a quello del classico sportello.

Per fare un esempio, i Millennials, già proprietari del 10% delle aziende in Italia, sono consumatori che non amano legarsi a una sola banca, non vedono differenze tra un istituto e un altro se non nell’accesso alle informazioni e ai servizi che propone, sono caratterizzati da un’incredibile familiarità con le tecnologie digitali e pertanto non sono facilmente influenzabili in quanto effettuano acquisti, confrontano prezzi e offerte in ogni momento, da qualsiasi luogo e su qualunque argomento.

Per quanto riguarda la concorrenza, la situazione non migliora: i competitor sono sempre più spietati e non ci si confronta più solo con altre banche, ma anche con attori non bancari: è il caso di Amazon e Google che giornalmente gestiscono volumi crescenti di transazioni finanziarie all’interno delle loro piattaforme.

Secondo quanto riporta il sito web Re/code, oltre 2.500 istituti di credito negli Stati Uniti supportano già il sistema di pagamento ApplePay. E stando alle stime di Goldman Sachs, i nuovi player tecnologici nel settore prestiti, investimenti e pagamenti online potrebbero erodere i ricavi delle banche per 4,7 trilioni di dollari.

Bastano questi pochi dati per capire che le banche devono reagire ai cambiamenti del mercato, pena il loro fallimento.

Ettore Pastore di AT Kearney ipotizza tre strade parallele di intervento:

  • lavorare con una logica di partnership non solo tra gruppi bancari, ma anche con la concorrenza
  • perfezionare le strategie di attrazione dei clienti perché saranno sempre più agganciabili grazie alle tecnologie
  • semplificare le regole esistenti

Per quanto riguarda il secondo punto, più vicino alla nostra area di competenza, abbiamo più volte ribadito come siano già in atto processi di digitalizzazione delle attività di back e front office, di dematerializzazione dei documenti e di sviluppo di nuovi canali di interazione con il cliente.

Ciononostante non si è ancora raggiunto un livello innovativo sufficentemente alto da poter confermare una vera e propria rivoluzione digitale, se non per i grandi gruppi bancari.

Consideriamo anche il fatto che la riorganizzazione nel nostro Paese è di portata più estesa, per cui la tecnologia diventa un di cui da sviluppare in una seconda fase: si pensi ad esempio al credito cooperativo con oltre 300 banche che tra fusioni e incorporazioni sta cercando di ristrutturare sedi, filiali e persone.

Axioma opera nel settore da circa 30 anni e conoscendone bene le dinamiche collabora con i propri clienti affinché riescano a vincere le sfide che il mercato impone. Questa attività si concretizza nella realizzazione di strumenti software e servizi tecnologici all’avanguardia e accessibili sia dalle piccole che dalle grandi realtà bancarie. Il fattore scalabilità diventa importante per tutto ciò di cui abbiamo scritto prima, permettendo alle banche di innovarsi e adeguarsi ai tempi con gradualità e avendo quindi il tempo di comprendere il cambiamento in atto e abituarsi alle nuove dinamiche.

Banche e riduzione dei costi: avete già aderito alla fatturazione elettronica?

Entro il 31 marzo è possibile richiedere all’Agenzia delle Entrate l’opzione per l’utilizzo della fatturazione elettronica tra imprese.

Se operate con scuole, comuni, regioni, … starete anche voi utilizzando ormai da 2 anni la fatturazione elettronica alla PA.

Questo tipo di fatturazione vi permette un risparmio in termini di costi – perché elimina la carta, le spedizioni e il costo di archiviazione – e di tempo – perché abbatte sensibilmente i tempi di registrazione dei dati, di invio dei documenti e delle comunicazioni e permette di recepire immediatamente eventuali criticità nelle riconciliazioni.

In questo senso, vi sarete organizzate per poter emettere la fattura all’ente pubblico secondo lo standard previsto dalla legge, ma vi sarete anche attivate per erogare il servizio ai vostri clienti, accompagnandolo alla proposta di conservazione sostitutiva, anch’essa obbligatoria per legge per le fatture PA. Almeno così hanno fatto i nostri clienti!

Il passo successivo ora, grazie anche all’UE che spinge per un mercato unico e digitalizzato, è l’imposizione della fatturazione elettronica tra privati.

In Italia c’è un ulteriore passo intermedio, che è quello della possibilità, da parte dei soggetti passivi, di optare per la trasmissione telematica all’Agenzia delle Entrate dei dati di tutte le fatture, emesse e ricevute, e delle relative variazioni.

L’opzione può essere esercitata entro il 31 dicembre dell’anno precedente a quello di trasmissione, per il 2017 le aziende hanno tempo fino al 31 marzo 2017.

Le imprese invece che decidono di adottare la fatturazione elettronica tra privati, hanno la possibilità di inviare al cliente e ricevere le fatture dal fornitore attraverso il Sistema di Interscambio. Questo è chiaramente possibile se anche la controparte (cliente/fornitore) ha attivato il servizio elettronico.

La legge (Provvedimento n. 182070 del 28 ottobre 2016 in attuazione dell’articolo 1 comma 3 del Dlgs 127/2015) al momento non impone quindi la fatturazione elettronica alle imprese, ma la rende disponibile e la favorisce con l’introduzione di importanti agevolazioni (es. esonero dall’invio dello Spesometro, maggior velocità nei rimborsi IVA, controlli fiscali semplificati, …)

Oltre agli incentivi dello Stato, infatti, la gestione elettronica delle fatture, purché tutto il processo sia digitale, permetterebbe:

  • L’eliminazione degli errori di battitura e maggiore controllo

  • L’eliminazione delle attività di stampa, imbustamento e spedizione

  • Il miglioramento delle attività di back-office legate all’invoice management (ricerca, consultazione, contenzioso, …);

  • L’eliminazione degli archivi fisici

  • Abbattimento dei costi

Facilitazioni che permetterebbero anche alle banche di semplificare notevolmente le operazioni burocratiche, abbattendo ulteriormente i costi.

Risparmio_Fatturazione
Risparmio stimato a fattura

Questo risparmio è però garantito qualora tutti i processi siano digitali: generazione, emissione, ricezione, gestione e conservazione delle fatture in formato elettronico elaborabile dai sistemi informativi. Quello che dovrebbero fare le aziende per creare e diffondere una vera cultura digitale, e quindi per ottenere concreti benefici economici, sarebbe dotarsi di sistemi informativi che gestiscano automaticamente fatture in formato elettronico in entrata e in uscita, trasmettendole sempre in maniera automatica sia al cliente che al Sistema di Interscambio, comprendendo tutti i processi intermedi come per esempio i workflow autorizzativi e le riconciliazioni con i dati già presenti nel sistema.

Solo attraverso un’adesione massiva ai nuovi modelli digitali e solo integrando tutti i processi in maniera digitale, sarà possibile raggiungere il massimo grado di efficienza e quindi godere di reali benefici.

Axioma già da molti anni promuove la digitalizzazione dei documenti attraverso un potente sistema gestionale e documentale che, arricchitosi nel corso degli anni di nuove funzionalità, è in grado oggi di gestire tutto il flusso citato al paragrafo precedente.

La soluzione di Axioma comprende un software gestionale in grado di gestire tutte le spese della banca ed il ciclo attivo, producendo già in formato elettronico e XML i documenti che verranno poi inviati nei sistemi di interscambio. Gli stessi documenti vengono inoltre archiviati nella procedura da cui hanno origine (ad esempio il gestionale) e nel sistema certificato a norma di legge per la Conservazione sostitutiva.