Riforma BCC: a che punto siamo?

La Riforma del credito cooperativo italiano continua. Vediamo insieme cosa è stato fatto.

Un paio di settimane fa la Banca d’Italia ha aperto una consultazione pubblica su nuove disposizioni di vigilanza per le banche di credito cooperativo.

Si tratta di un altro tassello all’interno del quadro di cambiamento del credito cooperativo italiano che si sta riorganizzando per presentare, entro il 3 maggio 2018, le domande di costituzione dei gruppi bancari cooperativi.

La riforma del 2016 ha introdotto l’obbligo, per tutte le BCC, di aderire a un Gruppo Bancario Cooperativo che dovrà avere un numero minimo di soci superiori a 500 e partecipazione massima detenibile da ciascun socio pari a 100 mila euro. È stato disposto, inoltre, che la capogruppo controllerà le BCC attraverso un contratto di coesione, mentre le BCC controlleranno la capogruppo su base azionaria.

Fonte Banca d’Italia e Federcasse

Nel 2016 il credito cooperativo era costituito da circa 334 banche, 4.352 sportelli e 37 mila dipendenti. Oggi i numeri si sono già ridotti, ma il percorso è ancora lungo e probabilmente si concluderà non prima della fine del prossimo anno.

I 3 gruppi che si sono costituiti (Iccrea con circa 160 adesioni, Cassa Centrale Trentina con altre 100 e Cassa Centrale Alto Adige di cui non conosciamo i numeri esatti) si stanno muovendo nella scacchiera italiana dove le sovrapposizioni territoriali sono all’ordine del giorno: la ricerca di nuovi aderenti sta provocando infatti tensioni in molte regioni come la Lombardia, il Veneto e l’Emilia, dove nelle fusioni e incorporazioni non sempre vincono le logiche di efficienza e rafforzamento promosse dalla riforma.

Settimana scorsa la Banca d’Italia ha aperto una consultazione pubblica per ulteriori disposizioni in materia di vigilanza. Commenti e proposte potranno essere inoltrate entro il 10 novembre 2017.

Dal sito di Banca d’Italia si legge che “Con le nuove disposizioni viene introdotta la disciplina prudenziale delle azioni di finanziamento, strumento di capitale utilizzabile per ripatrimonializzare tempestivamente le BCC; sono rivisti i criteri che presiedono alla competenza territoriale, resi più flessibile anche per rimuovere possibili ostacoli alla razionalizzazione della rete territoriale dei costituendi gruppi bancari cooperativi; viene modificata la regola di operatività prevalente con i soci (che rileva anche per la mutualità delle BCC), per tenere conto della rilevanza che assumeranno, nei gruppi bancari cooperativi, le esposizioni infragruppo nell’ambito dei meccanismi di gestione della liquidità e di garanzia reciproca; vengono aggiornate e modificate le norme in materia di attività esercitabili e partecipazioni detenibili, ampliando le possibilità operative delle BCC in considerazione dell’accresciuta capacità di controllo dei rischi conseguibile grazie alle strutture di gruppo.”

Axioma sta accompagnando le BCC nella loro riorganizzazione attraverso le migrazioni, fusioni e implementazioni dei sistemi informativi che mai come ora rappresentano uno degli aspetti su cui puntare per rafforzare il controllo interno delle operazioni, della spesa e dei dati. 

Quello che ci auguriamo è che la riforma conduca a un sistema più forte, efficiente e competitivo nel contesto italiano, e non solo.

Banche: la corsa alla riorganizzazione

Dall’esperienza e dall’attività quotidiana di Axioma, se dovessi indicare un settore di mercato più indietro rispetto ad altri in ambito ICT, indicherei sicuramente quello bancario.

I tempi cambiano, i clienti anche, ma questo settore a meno di imposizioni legislative, è rimasto ingessato per molto tempo.

Ed è per questo che oggi è quello che si ritrova in piena corsa riorganizzativa.

Anche qui Banca d’Italia ha giocato un ruolo abbastanza decisivo, ma c’è da evidenziare come gli istituti bancari stessi si siano resi conto che un cambiamento sia inevitabile.

Il cliente è sempre più esigente, richiede prodotti e servizi personalizzati, oltre a volerli acquistare – o almeno conoscerli – attraverso altri canali rispetto a quello del classico sportello.

Per fare un esempio, i Millennials, già proprietari del 10% delle aziende in Italia, sono consumatori che non amano legarsi a una sola banca, non vedono differenze tra un istituto e un altro se non nell’accesso alle informazioni e ai servizi che propone, sono caratterizzati da un’incredibile familiarità con le tecnologie digitali e pertanto non sono facilmente influenzabili in quanto effettuano acquisti, confrontano prezzi e offerte in ogni momento, da qualsiasi luogo e su qualunque argomento.

Per quanto riguarda la concorrenza, la situazione non migliora: i competitor sono sempre più spietati e non ci si confronta più solo con altre banche, ma anche con attori non bancari: è il caso di Amazon e Google che giornalmente gestiscono volumi crescenti di transazioni finanziarie all’interno delle loro piattaforme.

Secondo quanto riporta il sito web Re/code, oltre 2.500 istituti di credito negli Stati Uniti supportano già il sistema di pagamento ApplePay. E stando alle stime di Goldman Sachs, i nuovi player tecnologici nel settore prestiti, investimenti e pagamenti online potrebbero erodere i ricavi delle banche per 4,7 trilioni di dollari.

Bastano questi pochi dati per capire che le banche devono reagire ai cambiamenti del mercato, pena il loro fallimento.

Ettore Pastore di AT Kearney ipotizza tre strade parallele di intervento:

  • lavorare con una logica di partnership non solo tra gruppi bancari, ma anche con la concorrenza
  • perfezionare le strategie di attrazione dei clienti perché saranno sempre più agganciabili grazie alle tecnologie
  • semplificare le regole esistenti

Per quanto riguarda il secondo punto, più vicino alla nostra area di competenza, abbiamo più volte ribadito come siano già in atto processi di digitalizzazione delle attività di back e front office, di dematerializzazione dei documenti e di sviluppo di nuovi canali di interazione con il cliente.

Ciononostante non si è ancora raggiunto un livello innovativo sufficentemente alto da poter confermare una vera e propria rivoluzione digitale, se non per i grandi gruppi bancari.

Consideriamo anche il fatto che la riorganizzazione nel nostro Paese è di portata più estesa, per cui la tecnologia diventa un di cui da sviluppare in una seconda fase: si pensi ad esempio al credito cooperativo con oltre 300 banche che tra fusioni e incorporazioni sta cercando di ristrutturare sedi, filiali e persone.

Axioma opera nel settore da circa 30 anni e conoscendone bene le dinamiche collabora con i propri clienti affinché riescano a vincere le sfide che il mercato impone. Questa attività si concretizza nella realizzazione di strumenti software e servizi tecnologici all’avanguardia e accessibili sia dalle piccole che dalle grandi realtà bancarie. Il fattore scalabilità diventa importante per tutto ciò di cui abbiamo scritto prima, permettendo alle banche di innovarsi e adeguarsi ai tempi con gradualità e avendo quindi il tempo di comprendere il cambiamento in atto e abituarsi alle nuove dinamiche.